2.2.13. La nascita delle “universitates” e delle “nationes”

Intorno alla fine del XII secolo la situazione dei “consortia” e delle “comitivae” va modificandosi, sia in rapporto alla città, sia nella loro struttura. Vengono avvertiti come problemi sempre più pressanti per lo studente quello dell’abitazione, della tutela civile e penale, del denaro che scarseggia o manca, specie quando tarda ad arrivare da casa. Sono problemi ovviamente sentiti, in prevalenza dagli studenti forestieri. Incomincia quindi a prodursi una separazione tra studenti locali e studenti stranieri, che si va ampiamente sviluppando in pochi decenni. Nuove forme associative degli studenti, le “nationes”, prendono piede; raggruppano soggetti che non solo hanno le stesse difficoltà o gli stessi propositi e vogliono perseguire obiettivi comuni, ma che provengono dalla stessa regione, parlano la stessa lingua, vivono sotto lo stesso tetto nella città che hanno scelto per i loro studi. A Perugia le “nationes” sono sette, secondo gli statuti universitari del 1457, e precisamente la Romana e quelle del Regno di Sicilia, delle Marche, della Tuscia, tra quelle al di qua delle Alpi (“citramontani”), e della Germania, della Francia e della Catalogna, tra quelle al di là delle Alpi (“ultramontani”). Una seconda grande integrazione si compie tra gli studenti indipendentemente dalle regioni di provenienza. Per designare questa seconda forma organizzativa, che è creata per la convergenza di interessi, di azione, anche di lotta, il termine “universitas” diventa usuale ed esclusivo, mentre il termine “natio” continua a dare un nome alle associazioni fondate sulla comune provenienza da una regione. Il termine “universitas” avrà fortuna.

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